PER LE IMPRESE - Segnalazioni
Grosseto, high tech e discontinuità per l'economia di domani

Deve crescere il terziario avanzato, ma anche l'agricoltura. La riscoperta dello sviluppo locale.

Alla ricerca dei 'segnali deboli' e dei piccoli numeri della provincia grossetana, quei segnali di un'economia che non ancora non c'è - o forse c'è, ma solo in fase embrionale - e che servono ad individuare le possibili strade di una discontinuità su cui costruire invece l'economia di domani.
Un'economia capace di crescere sullo sviluppo locale a detta degli studiosi, spiega il presidente della Toscana - ed è una grande riscoperta, che non vale solo per Grosseto - uno sviluppo locale (e non localistico) che non vuol dire rinchiudersi in se stessi ma utilizzare le risorse di ciascun territorio per connettersi all'economia globale. Un'economia dove è importante che ci sia spazio per l'high tech e il terziario avanzato, sottolineano gli esperti, ma che valorizzi anche vocazioni particolari, senza dimenticare l'agricoltura. E dove la periferia, se 'connessa', può diventare un'opportunità.
Lo studio del S. Anna
Se ne è parlato nel palazzo della Provincia a Grosseto, dove è stato presentato uno studio sul futuro del territorio maremmano. Quale sviluppo ci attende? Da qui è partita la ricerca multidisciplinare che la Provincia ha affidato alla scuola superiore Sant'Anna di Pisa. La risposta è che occorre rompere con il passato e puntare sulle nuove tecnologie. Non con l'obiettivo di creare un Ombrone Valley sia chiaro, ma utilizzando l'high tech per far crescere le vocazioni naturali del territorio. Occorre però farlo velocemente, è stato detto, rimboccandosi tutti le maniche: con una prospettiva di lungo respiro e puntando a far crescere anche il sistema scolastico ed universitario. Perché non c'è sviluppo senza conoscenza. E non c'è sviluppo, si legge ne lla ricerca, senza innovazione e interconnessioni.
Periferia come opportunità
Grosseto è una provincia nata nel 1861 quasi per caso, ha sottolineato nel corso della presentazione il professor Gian Franco Elia. E' cresciuta senza conoscere una vera rivoluzione industriale, basandosi su “un'agricoltura spesso ottusa”. Ora c'è bisogno di cambiare. Grosseto è stata a lungo considerata la Cenerentola della province toscane. Ma è una provincia dove i germi dell'high tech già esistono, ha sottolineato ottimista il professor Nicola Bellini. Ed è una delle aree della Toscana, ha sottolineato il presidente della Regione intervenuto a Grosseto, dove più ampi sono gli spazi di crescita, non solo fisici e dove, per stare alla viabilità, si concentrano due delle tre priorità regionali – la Tirrenica e la Due Mari – attorno a cui può nasc ere nuovo sviluppo.
Non si tratta di iscriversi al derby tra pessimisti ed ottimisti, ma valorizzare le potenzialità. Per il governatore toscano è un elemento cruciale in questo momento di crisi. Come è importante connettere insieme le grandi filiere.
L'importanza dell'agricoltura
Prendiamo il caso dell'agricoltura. Il forte impegno sulla competitività rurale del territorio di Grosseto non può venire meno, spiega il presidente la mattina in Provincia e lo ripete nel tardo pomeriggio nel nuovo centro fiera Madonnino di Braccagni, finanziato dalla Regione e dove si parla specificatamente di agro-alimentare. Il presidente utilizza una metafora: l'agricoltura è come un un piccolo partito che pesa per il 3-4 % ma senza cui non si costituisce una giunta o un governo. Perché agricoltura vuol dire salute, vuol dire ambiente, vuol dire salvaguardia del paesaggio.
Certo l'agricolt ura grossetana, c'è scritto nello studio del Sant'Anna, deve risolvere i suoi nodi. Non cresce a sufficienza, è frammentata, non si riducono abbastanza i costi e troppo basso è il livello di imprenditorialità. Così non può affrontare le sfide che l'attendono ed aiutare l'economia.

giugno 2009




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