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Dinamiche dei prezzi: Federalimentare fa chiarezza

L’industria alimentare precisa, in base ai dati ufficiali Istat, le variazioni dei prezzi al consumo e alla produzione dei prodotti alimentari trasformati degli ultimi quattro anni. Nel biennio 2004-2005 i prezzi al consumo del settore hanno mostrato aumenti superiori ai rispettivi prezzi alla produzione.

Nel 2006 le due variazioni sono state pressoché allineate, con una marginale prevalenza della dinamica dei prezzi alla produzione.
Negli ultimi mesi del 2007, sulla scorta della forte impennata delle quotazioni internazionali delle materie prime concernenti le filiere cerealicola e lattiero-casearia, l’industria alimentare ha accusato una rapida e improvvisa crescita dei prezzi alla produzione di alcuni comparti, non ancora riversata sui corrispondenti prezzi al consumo. La variazione dei prezzi alla produzione dello scorso mese di settembre appare, così, nettamente superiore a quella dei corrispondenti prezzi al consumo.
Sono chiare perciò le tensioni di costo che impattano sull’industria e che si stanno accumulando. Esse sono legate a monte - si ribadisce - alle quotazioni internazionali di alcune materie prime agricole. Si impone perciò un corretto riequilibrio nei rapporti di filiera, in un quadro di trasparenza, a difesa della sopravvivenza delle aziende e dell’interesse del consumatore.
Auricchio su allarme prezzi
“Federalimentare condivide la necessità, espressa anche da una nota di Palazzo Chigi, di stemperare allarmismi impropri e generalizzati sul fronte dei prezzi. L’Industria alimentare italiana continua ad assumersi le proprie responsabilità e a combattere fenomeni speculativi, nell’interesse dei consumatori e di tutti gli attori della filiera” ha dichiarato Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare.
Federalimentare sottolinea ancora, tuttavia, le sue preoccupazioni per l’aumento dei costi internazionali di alcune materie prime (cereali, latte e derivati, zucchero, uova, carne), che incidono sui costi di produzione di alcuni prodotti fino al 70%. Non si tratta dunque di preoccupazioni strumentali, e tanto meno polemiche nei confronti delle altre componenti della filiera alimentare.
Federalimentare si è semplicemente limitata a segnalare fatti oggettivi, evidenziati da tutti i più importanti istituti di ricerca internazionali e riscontrati da un numero significativo di imprese alimentari italiane. Tanto più in quanto i fenomeni riguardanti le quotazioni internazionali di alcune materie prime mostrano profili strutturali, per l’aumento stabile della domanda, la debolezza dell’offerta e per lo scarso livello delle scorte mondiali. Federalimentare sottolinea perciò l’esigenza che il Governo favorisca un confronto di filiera equilibrato sui fenomeni in atto e sulle misure idonee a salvaguardare, insieme, un mercato interno caratterizzato da stagnazione e la capacità di acquisto dei consumatori.

ottobre 2007




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