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Lattiero-caseario: una commissione per risolvere i problemi del settore

Molte le indicazioni emerse durante il convegno su “Garantire la rintracciabilità dei prodotti alimentari” svoltosi lo scorso 10 novembre, presso la sede dell’Associazione Industriali Grosseto. Il valore della rintracciabilità come possibilità di sviluppo e crescita per le aziende agroalimentari, insieme strumento di garanzia per i consumatori, ma anche certificazione di qualità del prodotto. Una qualità che contraddistingue il prodotto toscano e maremmano, come ha osservato anche il presidente dell’associazione regionale Astolatte, Claudio Lorenzoni, e per questo deve essere fatta sempre più conoscere. Il presidente dell’Associazione Industriali Grosseto, Giannetti, ha posto in risalto la necessità che, anche a livello regionale, si instauri un tavolo di confronto per la risoluzione dei problemi del settore lattiero caseario. Infine, è stato presentato un interessante progetto di risparmio energetico legao alla fornitura energetica integrata con produzione di energia da biomasse.

“E’ allo studio – ha anticipato Giannetti – un progetto teso ad individuare soluzioni migliorative rispetto alle problematiche legate ai residui alimentari e ai vari processi di produzione che sarà approfondito da Associazione Industriali Grosseto e Astolatte nelle dovute sedi; intanto è stata stimolata in Regione una discussione con una Commissione apposita che dovrà interloquire con gli Assessorati interessati, per cercare, da un lato, di trovare forme di cofinanziamento per sostenere gli investimenti e dall’altro adottare un sistema di regole semplificato e di più facile attuazione, che consentano di sposare progetti nuovi per risolvere i problemi legati ai rifiuti alimentari.
Quello della rintracciabilità è un metodo virtuoso di influenzare il mercato, che sta ad indicare che si rispettano regole precise, nell’interesse e nella tutela degli interessi anche del consumatore finale. Per questo un comportamento che dovrebbe essere ancora maggiormente apprezzato dalle Istituzioni, alla luce anche di modi di operare assai meno corretti per quanto concerne alimenti prodotti in altri Paesi, che però finiscono ugualmente sugli scaffali dei nostri supermercati. Un impegno, quindi, che merita di essere riconosciuto e appoggiato dalle Istituzioni, anche economicamente, perché affrontare iniziative di trasformazione aziendale per sostenere i percorsi di filiera comporta per le imprese investimenti e oneri di adeguamento molto consistenti”. “E’ fondamentale – ha aggiunto Lorenzoni – che la qualità che caratterizza le nostre produzioni, dalla materia prima alla trasformazione alla commercializzazione emerga in modo chiaro, perché questo è il valore aggiunto. In tal senso non possiamo che guardare alla rintracciabilità in modo favorevole, nonostante gli oneri che comporta per un’azienda”.
La rintracciabilità, inoltre, offre la possibilità di valorizzazione i residui derivanti dall'industria lattiero-casearia, riducendo i costi per l’impresa e l'impatto ambientale. La disomogenea distribuzione sul territorio degli impianti che trattano latte (caseifici, in particolare) e dei potenziali utilizzatori (allevamenti suinicoli, industria di produzione della caseina, eccetera) sta creando notevoli difficoltà alle imprese del settore, generalmente di dimensioni medio/piccole in Toscana, che non riescono a trovare sbocchi economicamente sostenibili per questi sottoprodotti.
Tutti gli interventi dei relatori hanno evidenziato il valore strategico della rintracciabilità, la cui utilità è stata ampiamente dimostrata in tutte le situazioni di emergenza sanitaria che, negli ultimi anni, hanno interessato i prodotti alimentari. Il soggetto protagonista della tracciabilità di filiera non è una singola azienda, ma l’insieme delle aziende che contribuiscono alla realizzazione di un prodotto, dalla materia prima alla trasformazione alla commercializzazione. La rintracciabilità presuppone quindi la responsabilità di tutte le aziende che vi concorrono.
Una responsabilità che comporta oneri per le imprese, ma che consente di evidenziare le specificità dei prodotti, dal legame con il territorio all’uso di particolari tecnologia all’assenza di prodotti OGM e così via. L’approccio di filiera si colloca pienamente in questa dimensione di garanzia della sicurezza alimentare, dai mangimi di cui si nutrono gli animali alla materia prima al prodotto finito: le norme servono a favorire il controllo della filiera alimentare in una prospettiva globale. A conclusione del convegno si è tenuto l’intervento dell'ing.
Stefano Sgherri che ha presentato un interessante progetto di risparmio energetico nell'ambito dei servizi offerti dal Consorzio Grosseto Energia S.C. r.l., legata alla fornitura energetica integrata con produzione di energia da biomasse con coinvolgimento di tutte le filiere nell'ambito dell'agro alimentare zootecnico, che favorisce la valorizzazione dei prodotti agricoli (scarti e residui filiere) e dei reflui zootecnici, lo sviluppo ed incentivazione filiere agricole, alimentari e zootecniche e la riduzione delle emissioni da combustibile fossile, in linea con i parametri di Kyoto.

novembre 2006




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