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Occupazione e Pil pro capite, i buchi neri che allontanano il Sud dall’Italia

Confindustria, Artioli: “L’ampiezza del ritardo non ci consente di mollare: ci impegneremo ancora nell’iter di approvazione della Finanziaria” Pubblicata l’edizione 2006 degli Indicatori economici e sociali regionali e provinciali.

Il balzo più evidente lo ha compiuto l’Italia centrale, che tra il 2000 e il 2005, ha piazzato il 45% della sua popolazione nella fascia “alta” delle 21 province più ricche del Paese (nel 2000 aveva solo il 16%). E Roma è ormai stabilmente inserita nel gruppo di testa delle province che producono maggiore reddito industriale. Mentre Perugia si aggiudica il palmares di provincia che ha ricevuto più fondi europei per l’agricoltura (209 milioni di euro, sempre nel 2004). Cosenza vince invece il triste primato di capitale degli incendi boschivi (507 nel 2004 per un totale di 3.378 ettari bruciati). Ma nell’edizione 2006 degli Indicatori economici e sociali regionali e provinciali (Editore SIPI, Collana Industria e Territorio) pubblicati dal Comitato Mezzogiorno di Confindustria - un ampio data base sulle principali variabili di interesse economico e sociale, da quelle più usuali, come la popolazione, il valore aggiunto o i consumi di energia elettrica, a quelle meno conosciute, come il numero dei protesti e dei fallimenti - spicca in realtà una conferma: il ritardo del Mezzogiorno, documentato da un Pil pro-capite per abitante che non riesce in media a raggiungere il 60% di quello che percepisce un abitante del centro Nord, o il tasso di occupazione che, con un valore del 46%, si distanzia di oltre 18 punti dalle regioni centro settentrionali, rimanendo inferiore a quello di tutti gli stati membri dell’Unione europea, sia di vecchia che di nuova adesione. Nel 2006 i dati sono ancora peggiorati: il tasso di occupazione è cresciuto al 47,2%, con una differenza rispetto al Nord, a quota 66,4%, di 19,2 punti.

L’indicatore sintetico di sviluppo presentato nella banca dati fornisce dunque l’immagine di un Paese in cui permangono ancora le caratteristiche di un profondo dualismo territoriale: tra la prima regione in graduatoria (la Lombardia) e l’ultima (la Calabria), l’indice sintetico (pari a 100 per l’Italia) varia da 125,6 a 64,2. Tra la prima provincia in graduatoria (Milano) e l’ultima (Vibo Valentia) il ventaglio è ancora più ampio: da 145,5 a 57,6. Questi dati confermano ancora una volta che per realizzare una politica di riequilibrio territoriale e riavviare il sentiero dello sviluppo, occasioni importanti, come quella della Legge Finanziaria, non possono essere sprecate.

“L’ampiezza del ritardo - fa notare il vice presidente di Confindustria per il Mezzogiorno Ettore Artioli - richiede una politica coraggiosa e incisiva e la Finanziaria in discussione, grazie anche a un lungo e approfondito lavoro di preparazione svolto dalle parti sociali e dalle regioni meridionali, prevede misure importanti e innovative, come l’introduzione, da tempo auspicata, di un principio di fiscalità compensativa, o la sperimentazione del modello francese delle zone franche urbane, o ancora il rilancio di uno strumento automatico come il credito d’imposta. Sarà comunque opportuno impegnarsi ancora nel corso dell’iter di approvazione del Ddl Finanziaria - conclude Artioli - per un’ulteriore affinamento di queste misure, affinché esse siano davvero vantaggiose per le imprese meridionali. Mi riferisco alla riduzione del cuneo in cifra fissa che dovrebbe essere realmente aggiuntiva per il Mezzogiorno e non alternativa alla riduzione prevista su scala nazionale, o anche al ripristino del credito d’imposta, certamente importante per sostenere il processo d’investimento, ma ancora più utile se cadrà il divieto di cumulo con le agevolazioni in regime de minimis (e quindi anche con il taglio del cuneo), oggi non imposto dai regolamenti comunitari”.

novembre 2006




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