Delega ambiente, Confindustria: applicazione impossibile, costi inaccettabili Marcegaglia: “Facciamo un salto indietro di 15 anni, il Parlamento ponga rimedio”.“Le prime anticipazioni sullo schema di decreto correttivo del Codice ambientale, approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri, confermano i motivi di fortissima preoccupazione delle imprese”. Questo il commento di Emma Marcegaglia, vice presidente Confindustria per l’energia e il coordinamento delle politiche industriali e ambientali, in merito al via libera del CDM al secondo provvedimento di modifica del Codice ambientale.
“Il quadro giuridico dell’ambiente fa un salto indietro di quindici anni – avverte Marcegaglia - e si torna ad una situazione dove, in presenza di norme generiche ed imprecise, la gestione dei rifiuti era affidata all’interpretazione discrezionale dei magistrati, con gravi distorsioni di mercato e con la continua incertezza, da parte delle imprese, se agissero in modo legittimo o meno. Anzi – ribadisce il vicepresidente degli industriali – un comportamento era spesso considerato legittimo in una provincia e illegittimo in un’altra, tanto che si rese necessario l’intervento di decreti legge (rimasti famosi per essere stati reiterati 17 volte) per consentire la continuazione delle attività produttive”. “Sarebbe stata sicuramente utile la consultazione degli operatori economici prima di portare il provvedimento in Consiglio dei Ministri. Vorrei ricordare - continua Emma Marcegaglia - che nel 1996, l’allora Ministro Edo Ronchi, prima di redigere il decreto che prese il suo nome, svolse un’intensa attività di concertazione con i settori industriali, valutando tutte le osservazioni. Il risultato fu che Confindustria, pur non condividendo diversi punti del decreto, lo sostenne in ogni sede, lo illustrò alle imprese associate e si impegnò perché venisse applicato nei tempi più brevi”.
“Oggi ci troviamo di fronte ad un testo che non considera in alcun modo le esigenze delle attività produttive ed è quindi contro i principi stessi dello Sviluppo sostenibile. L’applicazione di alcune disposizioni risulta impossibile – fa notare Emma Marcegaglia - altre comportano costi inaccettabili, altre ancora tolgono quella certezza del quadro giuridico che è invece indispensabile. Il tutto in modo più restrittivo rispetto alla normativa comunitaria e talvolta in contrasto con le sentenze della Corte europea di giustizia”. “Altro che sviluppo economico! Questo provvedimento penalizza l’industria italiana e colpisce la sua capacità competitiva nei confronti dei concorrenti europei.
A questo punto – conclude l’esponente di Confindustria - chiediamo al Parlamento di porre rimedio ad una decisione profondamente sbagliata del Governo, indicando le modifiche necessarie per quelle norme che sono contro lo sviluppo e la competitività delle imprese e del Paese”. ottobre 2006