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Farmaci, allarme Confindustria

A rischio gli investimenti delle multinazionali e delle imprese nazionali “Industria farmaceutica all’angolo, il governo ne riconosca il valore strategico”.

A rischio investimenti per due miliardi di euro e una crescita delle spese in ricerca del 30/35%. Confindustria, allarmata dal pesante taglio, “unilaterale”, dei prezzi dei farmaci previsto dalla legge Finanziaria, chiede al governo di rivedere le norme varate nei giorni scorsi, riconoscendo il valore strategico delle imprese del farmaco, un settore che attrae dall’estero ingenti investimenti, scommette su innovazione e futuro e occupa personale altamente qualificato.
Il governo – fa notare Confindustria – da un lato riconosce esplicitamente nel ddl “Interventi per l’innovazione industriale” (Industria 2015) la priorità per i “programmi di ricerca rivolti alle scienze della vita”, dall’altro vanifica nei fatti il principio, rifiutando l’accordo con l’industria farmaceutica che avrebbe portato a investimenti, tra imprese nazionali e multinazionali presenti in Italia, per due miliardi di euro nei prossimi tre anni e una crescita delle spese in ricerca del 30/35%.
Il taglio al prezzo dei farmaci, inoltre, mette all’angolo un settore che già subiva, secondo un recente studio del Cergas Bocconi, i prezzi più bassi d’Europa (il 20% in meno). Oggi - mette in guardia Confindustria - per effetto dei tagli realizzati dall’Agenzia italiana del farmaco e confermati dalla Finanziaria, sono divenuti ancora più bassi, con punte fino al 40% al di sotto della media europea, e con un onere complessivo di due miliardi di euro per le imprese: così si colpisce un settore all’avanguardia dell’economia della conoscenza e con una vocazione altissima agli investimenti e all’esportazione (il 60% del fatturato, con il tasso di crescita tra i più alti in Italia). Non è quindi possibile considerare quella in discussione una Finanziaria di sviluppo del sistema industriale. Se così fosse, non colpirebbe in maniera tanto pesante le imprese del farmaco, che costituiscono una risorsa importante per il Paese e la sua economia.

Padoa Schioppa-Confindustria, sul Tfr sempre ribadito: "evitare il provvedimento"

A proposito delle dichiarazioni del ministro Padoa Schioppa, Confindustria sottolinea che sulla norma relativa al TFR l’unico suggerimento avanzato è stato quello di evitare una misura di questo genere. Confindustria ha sempre ribadito di essere contraria a questo provvedimento, come risulta da tutte le prese di posizione, a cominciare da quella espressa dal vice presidente Emma Marcegaglia al termine della giunta del 28 di settembre.
Sulla vicenda del TFR non c’è stata alcuna concertazione, così come ha riconosciuto lo stesso ministro nel suo intervento a Capri. Quando la misura relativa al TFR ci è stata comunicata, pochissimi giorni prima del varo della finanziaria, abbiamo espresso tutto il nostro sconcerto e dissenso. Ci è stata ribadita la decisione di procedere comunque con l’operazione sul TFR in quanto determinante per la manovra finanziaria. A quel punto abbiamo chiesto di verificare la possibilità di prevedere delle franchigie e sostanzialmente di ipotizzarla solo per le imprese oltre i 250 dipendenti. La risposta è stata negativa perché i trasferimenti non sarebbero stati sufficienti.
Se oggi si affacciano ipotesi diverse le esamineremo. Ma come è stato ripetuto dal presidente Montezemolo ancora sabato 7 ottobre 2006 a Capri, gli imprenditori considerano l’idea del trasferimento forzoso del TFR ingiusta e sbagliata.

Risorse on line
Confindustria

ottobre 2006




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