Intervento dell’Associazione Industriali sulla questione autostrada. “Il dibattito sul futuro delle strade maremmane, ovvero lo scontro tra i sostenitori dell’autostrada e i difensori della superstrada – osserva Aristide Giannetti, presidente dell’Associazione Industriali –, dovrebbe forse aprirsi ad una prospettiva più ampia. Il problema non può essere visto come se il tratto in questione fosse a sé stante rispetto alla rete nazionale: il ruolo che gioca è cruciale. Un dato di fatto incontestabile di cui è necessario tenere conto per un progetto che vada realmente a beneficio del territorio”.“Nel dibattito che da mesi, per non dire da anni, occupa le cronache cittadine, sul tema delle reti viarie, vi sono alcuni elementi che forse non vengono adeguatamente considerati, e che sono invece fondamentali per una visione del problema che vada al di là di giudizi di parte e sappia, con lungimiranza, pensare al futuro di tutto il territorio. La rete autostradale e stradale italiana – osserva Giannetti – mostra evidenti segni di sofferenza, sopratutto in alcuni punti nevralgici, come sulla dorsale Modena-Bologna-Firenze, che ormai da tempo ha fatto vedere le sue difficoltà. L’ammodernamento dell’Aurelia, come la creazione dell’Autostrada, avrebbe come diretta conseguenza l’effetto di richiamare su questo percorso (più agevole, più breve, più comodo per molti – basti pensare ai porti, come, ad esempio, al traffico commerciale che da Civitavecchia sale verso Nord, o da La Spezia e Livorno che scende verso Sud o ai camionisti che, in caso di una superstrada non a pedaggio, si troverebbero a risparmiare non poco ad ogni viaggio) tutto quel traffico che in questo momento soffre nei punti nevralgici, e che già ha iniziato a cercare altre direzioni. Questa è una realtà innegabile. Che non dipende da noi. E questo traffico prenderà comunque questa direzione, sia nel caso di un ammodernamento, che in quello della realizzazione di un’autostrada. Gli effetti sul territorio, però, non sarebbero gli stessi: un traffico di dimensioni autostradali su una superstrada andrebbe incontro con molte più probabilità a rallentamenti e code, con un accumulo di polveri fini simile a quello che oggi affligge le grandi metropoli.
E’ pericoloso parlare di adeguamento senza tenere conto di tutte le conseguenze possibili. Molte delle prese di posizione più eclatanti non fanno altro che fornire alibi a chi cerca scuse per non investire soldi in questo territorio, e fomentano preoccupazioni che non hanno ragione di essere. Il criterio di valutazione di una infrastruttura deve basarsi sui reali effetti che questa può produrre su un territorio:
- rispetto al turismo, favorisce uno sviluppo economico, ed una maggiore diversificazione degli afflussi turistici;
- rispetto alle attività logistiche, riduzione dei costi, maggiore appeal per aziende ed investitori; - crescita delle attività, e quindi delle opportunità lavorative. L’autostrada può non essere una soluzione ideale per alcuni, ma non volerne considerare le potenzialità può portare a conseguenze di gran lunga peggiori, anche per l’ambiente. Lavorare per l’autostrada vorrebbe dire attrarre investimenti, creare occupazione per almeno dieci anni, mettere una buona causa per la stabilità e la crescita delle nostre imprese, aumento demografico, stabilità del mercato immobiliare, aumento dei consumi.
Deve far riflettere che, spesso, chi dice ‘no all’autostrada’ arriva in Maremma usando l’elicottero. Dobbiamo pensare all’autostrada non nell’ottica di una lobby che difende interessi personali, ma in una prospettiva molto più ampia. Tutti, Associazioni di categoria, Comuni, Provincia, Regione, in questi anni hanno manifestato la necessità di avere un’infrastruttura finalmente non obsoleta.
Questa mia riflessione ha lo scopo di invitare ognuno al buon senso, ad abbandonare le posizioni di parte, ad evitare schieramenti ostinati e chiusure del dialogo, che non giovano agli interessi della comunità. Ciò che davvero è importante è che arrivi la finanza per realizzare, finalmente, un’infrastruttura che non sia già vecchia tra cinque anni. Qualunque essa sia – conclude Giannetti –, dovrà essere in grado di lavorare al meglio per i prossimi cinquant’anni. Perciò, pensiamoci bene. Superiamo le divisioni di campo, e troviamo una soluzione che davvero possa aiutare questa provincia ad uscire fuori da quel limbo in cui troppo spesso, nonostante le risorse umane, materiali e naturali, si trova ancora oggi confinata”.
settembre 2005