NEWS - Comunicati stampa e notizie
Quote tessile: Ceccuzzi scrive a Scajola

Di seguito, il testo integrale della lettere sulle quote del tessile, inviata dal presidente di Confindustria Toscana, Sergio Ceccuzzi, al ministro Scajola ed al viceministro Urso. La lettere verte su un’ipotesi di rimodulazione dell’Accordo di Shanghai relativo alle quote d’importazione 2005 sui prodotti tessili cinesi.

“Signor Ministro, signor Viceministro,
Vi scrivo per manifestarVi la preoccupazione dell’industria toscana alla notizia che la Commissione Europea proponga ai Governi la rimodulazione delle quote alle importazioni cinesi sui prodotti tessili, recentemente negoziate con Pechino.
Ricordo che tale intesa, frutto di lunghe e faticose trattative, venne considerata dalla imprese italiane un primo passo concreto – anche se transitorio e certamente non risolutivo! – per consentire un recupero di competitività alle nostre produzioni e salvaguardare da una pressione concorrenziale scorretta uno dei comparti più significativi del nostro manifatturiero. L’auspicio degli imprenditori resta quello di accompagnarlo con più generali ed incisive misure che riguardino tutti i settori del Made in Italy, tra le quali, in primis, l’indicazione dell’origine dei prodotti.
L’ipotesi di rinegoziare tale accordo, che costituirebbe l’ennesima riprova della totale mancanza di una governance autorevole in materia industriale e commerciale da parte comunitaria, va contrastata con decisione.
L’incremento dei flussi di merci sui nostri mercati, conseguente alla rimodulazione delle quote, non porterebbe alcun beneficio ai consumatori, come pretestuosamente affermato, ma avrebbe certamente effetti dirompenti sulle produzioni europee e soprattutto su quelle Made in Italy, di cui l’industria manifatturiera toscana rappresenta una punta di eccellenza. Confindustria Toscana fa proprio l’appello al Governo italiano, formalizzato in questi giorni dall’Unione Industriale Pratese, di pretendere dalla Comunità il rispetto degli impegni assunti con l’Accordo di Shanghai.
Ma certamente occorrono anche azioni proattive. L’accesso incontrollato di merci cinesi sui nostri mercati non ha portato alcun tipo di beneficio per i consumatori europei – come sostenuto dai paesi importatori – né sulla riduzione dei prezzi al consumo, né sulla qualità dell’offerta.
La migliore risposta al pericolo, annunciato da importatori e distributori, degli “scaffali vuoti”, è l’invito a comprare Made in Italy e/o Made in Europe. Si potrebbe innescare, in tal modo, un circolo virtuoso che, da una parte innalzerebbe la qualità dell’offerta, dall’altra consentirebbe, attraverso l’aumento dei volumi commerciali, un reale abbattimento dei prezzi al consumo. Non si tratta di un invito autarchico o protezionista, ma di un auspicabile cambio di rotta nelle politiche commerciali intra-Unione, che consentirebbe una reale difesa e promozione delle sue migliori specializzazioni produttive. L’eventuale “sacrificio” nel ricarico operato nella fase distributiva si aggiungerebbe a quello già pagato da tempo dall’industria italiana ed europea. Senza dire che appare indispensabile una condizione di reciprocità di accesso alle catene distributive dei paesi asiatici, anche attraverso una progressiva riduzione dei dazi e delle barriere tariffarie alle importazioni”.

Risorse on line
Confindustria Toscana


settembre 2005



|             Dove Siamo           |           Copyright           |           Credits           |