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Basta con la politica del “no”

Intervento di Antonio Cappelli, presidente dell’Associazione Industriali Grosseto: “In un territorio che soffre da sempre di un ritardo nello sviluppo che frena la competitività delle imprese, molti ‘no’, detti da chi ha responsabilità amministrative, alle opportunità di crescita, rappresentano un errore che andrà a ricadere sul futuro dei nostri figli. Non dobbiamo dimenticare che le imprese sono il cuore dell’economia, e quindi anche del territorio”.

“Faccio riferimento – prosegue Cappelli –, a due casi recentemente venuti alla ribalta della cronaca, anche se, proseguendo a ritroso nel tempo, ci troveremmo di fronte ad un elenco ben più lungo. Il primo, relativo ad Amadori, imprenditore che non ha bisogno di presentazioni, che ha costruito un tacchinificio in Maremma. Un’occasione di sviluppo, nuovi posti di lavoro. Un’azienda ‘compatibile’ (un termine abusato tanto da perdere, in molti casi, il suo reale significato, diventando soltanto una vessillo vuoto da sventolare alla prima occasione), quella di Amadori, che dovrebbe rappresentare un fiore all’occhiello per l’economia maremmana. Perché sale alla ribalta nelle cronache maremmane? Perché avrebbe fatto realizzare quattro silos per mangimi, su una piattaforma di cemento in difformità dalla Concessione edilizia”. Una situazione completamente diversa, ad esempio, da quella di una villa o una lottizzazione abusiva realizzata in area vincolata, come succede ed è successo in passato in Maremma.
“Ora, non sta a noi entrare nel merito della questione. Il reato contestato, se c’è, andrà sanzionato secondo legge. Ma, ci domandiamo: perché nessuno ha dato notizia di una nuova impresa che in Maremma trovava la sua sede? Perché le nostre cronache non evidenziano con altrettanta attenzione il fatto che ogni nuova azienda, ogni nuovo insediamento, significhi anche posti di lavoro e possibilità di crescita, un’occasione in più per i maremmani di rimanere sul proprio territorio a lavorare ed a dare il proprio contributo?”
“A distanza di pochi giorni sempre le cronache riportano che il Comune di Massa Marittima e la Comunità Montana si affrettano a dire ‘no’ alla possibilità che l’Enel investa nel loro territorio per lo sviluppo della geotermia. In Toscana circa duecento milioni di euro tra nuove centrali, perforazioni, bonifiche, concentrati essenzialmente tra Grosseto, Pisa, Siena. Di nuovo, una possibilità per il mondo economico e per il territorio. Ed intanto posti di lavoro che mancano, tavoli di crisi per non perdere addetti – basti fare riferimento alla questione Tioxide –, per una piccola economia come la nostra è tutto di una importanza vitale, e non in senso figurato.
“Nonostante questo, però, continua a trionfare la facile politica del no: no alla geotermia, no all’autostrada, no ai porti turistici, no ai cogeneratori, no ai poli logistici, no alle cave, no alle discariche, che sono brutte, no alle fabbriche. Immagino già il fiorire di cartelli lungo le strade provinciali: “Territorio comunale denuclearizzato, degeotermizzato, deindustrializzato, depopolato, depauperizzato”. Bello, anzi, “compatibile”.
“È tutto lecito – prosegue ancora Cappelli –, le Amministrazioni sono legittimate dai cittadini che le votano a decidere come meglio credono. Però sappiano che nel chiudere una porta con un ‘no’, talvolta si caricano di una terribile responsabilità nei confronti delle (disoccupate) generazioni future, responsabilità per le quali vorrei che venissero chiamate a rispondere ‘alla sbarra’, come Amadori è chiamato a farlo per una piattaforma di cemento incautamente realizzata.
Troppi no hanno frenato lo sviluppo di questo territorio. Troviamo soluzioni e risposte, agiamo, creiamo nuove opportunità”.
“Infine, cari maremmani, apriamo gli occhi, usciamo dal coro dei luoghi comuni, ragioniamo, ribaltiamo l’approccio a queste situazioni. Per restare nel nostro esempio, la geotermia consente di trarre da processi naturali del sottosuolo una grande quantità di energia, rinnovabile e pulita. Ed è oggi più che mai necessario, pensare a fonti di energia diverse dai combustibili fossili, e compatibili con l’ambiente. Anzi, è un dovere. Le maggiori critiche che si rivolgono a questi impianti riguardano l’odore e l’impatto paesaggistico. Eppure nuove tecnologie sono in grado di ridurre al minimo l’impatto sul paesaggio, nuove soluzioni sono in atto per evitare il disperdersi dei vapori nell’aria. L'energia geotermica è, comunque, un energia a basso impatto ambientale: i gas contenuti nell'acqua sono essenzialmente anidride carbonica (la cui emissione,a parità di energia prodotta, è 10 volte inferiore rispetto a quella derivante dai combustibili fossili), azoto e idrogeno solforato”.
“Intanto, mentre noi stiamo a discutere ed il petrolio va alle stelle, la Toscana produce ogni anno oltre quattro milioni di kilowattora di elettricità nelle sole centrali di Larderello e Montieri. La Toscana ha iniziato a produrre energia geotermica agli inizi del Novecento. Sono passati cento anni. Dopo cento anni, noi ancora ci mettiamo a discutere di cosa fare di questa risorsa, in un territorio in cui le risorse si contano sulle dita delle mani?”.
“L’Associazione Industriali difende le imprese, tutte le imprese che rispettano le leggi ed i diritti dei cittadini. Sappiano certi amministratori locali che il mondo è cambiato anche per loro, che non resteremo in silenzio e che spenderemo, anzi, investiremo risorse economiche ingenti (tranquilli, tutte nostre, non pubbliche), per far conoscere ai cittadini dove si amministra ‘male’ il territorio, perché la ‘messa in sicurezza’ di cui abbiamo realmente bisogno, in molti casi non è solamente quella dal rischio idraulico, ma quella dal ‘rischio ottusità’”.

novembre 2004











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