PER LE IMPRESE - Lavoro e Previdenza
Contratti a termine: un atto d'autorità che ci riporterebbe indietro di 15 anni

Bombassei: "Una riforma ingiustificata, inopportuna, impropria".

"Ingiustificata, inopportuna, impropria. Una riforma che è un intervento di autorità, in spregio dell'autonomia delle parti e che, soprattutto, riporterebbe l'Italia indietro di 15 anni”. Confindustria respinge le linee guida per la riforma dei contratti a termine emanate oggi dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, ricordando come già la disciplina attualmente in vigore attui un avviso comune raggiunto nel 2001 fra tutte le parti sociali, ad eccezione della Cgil, che pur avendone negoziato i contenuti, solo all'ultimo decise di non sottoscriverlo per ragioni di natura politica.
“I contenuti della legge attuale inoltre recepiscono una direttiva europea che fa proprio un accordo sindacale concluso nel marzo 1999 fra i sindacati e gli imprenditori a livello comunitario. La proposta di riforma di Damiano – spiega Alberto Bombassei, vicepresidente Confindustria per le relazioni industriali - costituisce quindi un atto in spregio dell'autonomia collettiva nazionale ed europea".
“La legislazione italiana in materia di contratto a termine - fa notare il vicepresidente degli industriali - è di garanzia per il lavoratore in quanto ha accolto gli aspetti di maggior tutela previsti dalla direttiva europea. Inoltre il ricorso al tempo determinato in Europa è mediamente più elevato che nel nostro Paese: in Italia i lavoratori a tempo determinato sono il 13% sul totale dei dipendenti. Nella media europea il tempo determinato incide per oltre il 14%”.
Il vicepresidente di Confindustria ricorda come “l'applicazione della disciplina del 2001 non abbia dato luogo a contenzioso giudiziario o sindacale significativo. L’ipotesi di riforma avrebbe invece proprio l’effetto di innescare un vasto contenzioso per il solo fatto di fondarsi su pretese disfunzioni dell’attuale disciplina rispetto ai criteri dettati dall’Europa. Dopo le addizionali IRAP per compensare lo sforamento della spesa sanitaria in alcune regioni o il decreto correttivo in materia ambientale che reintroduce obblighi insopportabili, quest’ultima proposta rappresenta un nuovo atto di ostilità nei confronti dell’impresa. Si tratterebbe – conclude Bombassei - di un provvedimento che, allontanandoci dalle regole dei paesi industrializzati, andrebbe nella direzione opposta a quella della crescita economica, da tutti indicata come la vera priorità dell’Italia. Per molti, soprattutto giovani, cancellerebbe importanti opportunità di lavoro.
Non sono queste le premesse migliori per l’avvio di un confronto per il Patto per la produttività che lo stesso Governo ha proposto e che noi condividiamo”.

novembre 2006




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