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Confindustria: interruzione Wto segnale molto preoccupante

Zegna: “A rischio il progetto di governance multilaterale dei commercio mondiale”

“Un segnale molto preoccupante. Siamo di fronte a una interruzione che rischia di minare il progetto di governance multilaterale del commercio mondiale, sul quale Confindustria e tutta l’industria europea hanno investito con determinazione”. Così Paolo Zegna, vice presidente Confindustria per gli Affari Internazionali, commenta l’esito degli incontri di Ginevra, spiegando come nonostante la grave battuta d'arresto, per Confindustria il multilateralismo sia la risposta più adeguata all’aumentata domanda di regole globali, e il WTO rappresenti il punto di riferimento per una efficace governance del commercio. “Purtroppo, dopo quasi sette anni di estenuanti discussioni, ci troviamo di fronte a una possibile ulteriore, generalizzata, disaffezione verso il WTO” .
"Data l’importanza della posta in gioco - aggiunge Zegna – abbiamo tuttavia il dovere di essere ancora ottimisti. C’ è ancora la speranza che dopo una “pausa di riflessione” i 153 membri riprendano i negoziati alla ricerca di un esito positivo. Tale ricerca deve essere però condotta con la consapevolezza che, con le crescenti tensioni protezionistiche in atto a livello globale, il processo è stato messo a dura prova e la volontà politica per superare gli ostacoli finora incontrati dovrà essere ancora più forte. Se non si riesce a concludere questo Round, continua il vice presidente Confindustria, “non sarà possibile ricominciare nell’immediato futuro. La realtà del commercio mondiale e gli equilibri geo-politici che la determinano sono cambiati, mentre il WTO, creato 13 anni fa, si fonda su un modello ormai inadeguato che deve essere riformato, anche se non è ancora il momento di avanzare proposte su questo tema perché sussiste la possibilità che si trovi il consenso necessario a proseguire i negoziati. Confindustria ha sempre avanzato osservazioni e proposte tese a raggiungere un obiettivo ambizioso ed equilibrato del Doha Round. Nonostante ciò, per quanto riguarda gli scambi dei prodotti industriali, avevamo da tempo indicato che l’accordo proposto non era soddisfacente perché solo i paesi industrializzati avrebbero veramente aperto il proprio mercato e le imprese manifatturiere italiane sarebbero uscite perdenti dall’accordo, senza la possibilità di accedere ai mercati dei paesi emergenti, dove il potere di acquisto è destinato a crescere nei prossimi anni. Se si troverà una via di uscita dall’empasse in agricoltura – conclude - bisognerà comunque riformulare con attenzione i termini dell’accordo industriale”.

luglio 2008






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