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Confindustria: “No a nuove tasse sulle imprese”

Il direttivo ribadisce: centrare la manovra sui tagli alle spese. Dichiarazione del vicepresidente Emma Marcegaglia a nome della Giunta di Confindustria.

Confindustria considera la riduzione di cinque punti del cuneo fiscale, di cui solo tre destinati alle imprese, una misura irrinunciabile per il recupero della competitività e la crescita del Paese. Questa misura - elemento fondamentale del programma di governo - è stata ufficialmente e fermamente riconfermata ancora la settimana scorsa.
Non è possibile nessun passo indietro.
Confindustria ritiene del tutto inaccettabile l’ipotesi di trasferire forzosamente all’Inps parte del Tfr: risorse che i lavoratori scelgono liberamente di lasciare nelle imprese.
L’idea di coprire con il trasferimento del Tfr i mancati tagli di spesa pubblica, assume la forma di un esproprio ai dipendenti, ed è da respingere con fermezza.
E’ oltretutto un tipico intervento di finanza creativa che ci verrà contestato dall’Europa, in quanto non aumenta le entrate né riduce le spese.
Confindustria ricorda che la spesa pubblica italiana sfiora i 700 miliardi di euro (il 45% del Pil) e di questi, ben 630 sono spesa corrente. Riduzioni di spesa di pochi punti percentuali sono non solo possibili ma necessarie per una manovra che guardi alla crescita e non pensi solo a logiche redistributive.
Invece, non troviamo più traccia dei tagli agli sprechi sui grandi capitoli di spesa pubblica - sanità, previdenza, pubblica amministrazione e trasferimenti agli enti locali - così come indicato nel Dpef, che si riduce sempre di più ad una sorta di libro dei sogni.
Non si taglia, e di conseguenza non ci sono risorse per la crescita, per investimenti in infrastrutture, per la ricerca e l’innovazione, come più volte annunciato.
Allo stato, la manovra appare centrata su inasprimenti fiscali che non aiutano la competitività del Paese. E non potranno essere accettati aumenti di tasse striscianti, attraverso le addizionali regionali e comunali. Gli aumenti regionali dell’Irap per coprire gli sfondamenti della spesa sanitaria rappresentano l’esempio di una strada sbagliata, che va contro la competitività, contro lo sviluppo, contro gli interessi dei giovani.
Occorre una manovra centrata sui tagli alle spese e non su inasprimenti delle imposte, capace di scelte coraggiose per lo sviluppo. E’ questa la posizione ribadita ancora una volta dal Consiglio Direttivo di Confindustria nelle ore decisive per la definizione della legge finanziaria.
Il Direttivo prende atto positivamente della ribadita volontà del governo di intervenire sul cuneo fiscale e contributivo che deve rappresentare un importante recupero di competitività per il Paese e per le aziende che operano su mercati esposti ad una concorrenza sempre più impegnativa. La riduzione del cuneo è elemento centrale per una strategia di crescita che attraverso tagli rigorosi alle troppe spese improduttive liberi le risorse per gli investimenti indispensabili, a cominciare da infrastrutture e ricerca.
Confindustria valuterà il governo in base ai provvedimenti che saranno adottati e la qualità della finanziaria in base all’attenzione che sarà dedicata alle autentiche necessità dello sviluppo e al contenimento dei quattro grandi capitoli della spesa pubblica che devono essere riportati sotto controllo, così come annunciato nel DPEF.
Sarebbe inaccettabile che i mancati tagli si traducessero in ulteriori tasse sulle imprese non solo a livello centrale ma anche a livello locale: questo rappresenterebbe l’esatto contrario di una politica per la crescita.
L’attenzione alla priorità dello sviluppo deve indirizzare in maniera coerente tutte le scelte di politica economica anche in altri ambiti a cominciare da un settore particolarmente delicato come quello delle politiche ambientali.

Settembre 2006






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