Stile di vita e di pensiero, per una tradizione familiare che trova nella Toscana una rispondenza ideale.Salvatore Ferragamo scelse proprio la Toscana, con Firenze, dopo il suo rientro in Italia, nel 1927. Intanto, ad Hollywood, si era guadagnato il nome di “Calzolaio delle stelle”: sue le celebri scarpette di rubino di Dorothy nel film “Il mago di Oz”, del 1939. Negli anni Cinquanta Palazzo Spini Feroni, dove dal 1938 Ferragamo ha la sua sede, diventa meta di attrici del cinema, del jetset internazionale e delle famiglie reali, che vengono nei suoi showroom per ordinare calzature considerate straordinarie per qualità e inventiva. Alla morte di Ferragamo, nel 1960, la fama internazionale del marchio non subisce flessioni, inaugura anzi una nuova stagione grazie alla guida della moglie Wanda e dei sei figli, che hanno portato avanti sino a oggi l’eredità del fondatore, estendendo ulteriormente la rete distributiva e la gamma di prodotti. Il collegamento tra la moda ed i viaggi passa attraverso il filo sottile dell’amore per il bello, un “lifestyle” fatto di cura, ricercatezza e qualità. In questo percorso si inserisce il “colpo di fulmine” per il Borro, una tenuta che si estende per 700 ettari ai piedi del Monte Pratomagno in Valdarno, tra Arezzo e Firenze. “Un atto di fede nel tempo”, lo definisce Ferruccio Ferragamo. Che è l’ospite, in questo numero, della nostra intervista.D. Ferragamo è un nome, oggi, in prima fila in molti settori imprenditoriali, dalla moda all’agricoltura, dal turismo alla nautica. Solo business, o anche passione? R. “La combinazione vincente è il mix delle due cose. In tutti i campi è necessario il senso del business e la passione con cui lo si porta avanti”.
D. Vino e arte, 67 stampe della sua collezione privata, per la prima volta, nei mesi scorsi, esposte al pubblico, nella tenuta “Il Borro”. Un hobby, l’amore per l’arte, o qualcosa di più?
R. “E’ stato un incontro casuale, mi è stata offerta a suo tempo questa collezione, che ho trovato molto coerente con il Borro e il mondo del vino. Sono opere molto belle e con il tempo ho ampliato la collezione. Mi fa piacere poterle mostrare alle persone che vengono al Borro e devo dire che le reazioni sono sempre positive”.
(segue...)
IES, Industria e Sviluppo n.4
settembre-ottobre 2009
Scarica l'articolo in formato pdf