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Talento da svendere: perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo

L’Italia sarà forse un paese di poeti e navigatori, ma proprio nell’era globale del talento il suo ruolo nella competizione internazionale si è fatto sempre più marginale. Quali sono le ragioni del declino di una nazione che si è sempre vantata della sua naturale indole creativa? “Talento da svendere: perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo” è il titolo di un libro sicuramente capace di far riflettere.

Irene Tinagli, giovane e brillante osservatrice delle dinamiche dell’innovazione economica, racconta nel libro, edito da Einaudi, il fallimento delle politiche che avrebbero dovuto motivare l’elemento chiave di ogni processo creativo: gli individui. Perché in Italia ci sono oltre quattro milioni di persone che lavorano in settori strategici come la medicina, l’ingegneria, il design, la moda. Protagonisti di piccoli o grandi gesti creativi che non sono stati ancora riconosciuti dalle università e dalle imprese, dalle comunità sociali e dalla politica.
Il dibattito internazionale sulla creatività è troppo importante per essere lasciato in balia di luoghi comuni. Perché la questione dei talenti va ben oltre il problema dei cervelli in fuga o dell’invecchiamento delle classi dirigenti. Queste sono solo le conseguenze di disfuzioni più profonde, che riguardano un complesso insieme di soggetti e dei loro meccanismi di azione.
Alternando analisi socioeconomiche a esempi concreti, Irene Tinagli racconta il ruolo e le competenze che il sistema economico mondiale affida alle nuove generazioni di talenti. Ma soprattutto ci guida attraverso le logiche e il funzionamento dei processi di formazione e valorizzazione del talento in Italia. Dalle università alle imprese, dalle comunità sociali alla politica, ogni soggetto ha avuto responsabilità precise nel declino della creatività italiana. Mentre il sistema politico ed economico appare sempre più fermo, una larga parte della società italiana sente crescere il bisogno di esprimere il proprio talento, di uscire dall’opacità, di immaginare un futuro più brillante. È da queste energie che l’Italia deve ripartire. Perché il compito di un paese moderno e avanzato è quello di sostenere i propri cittadini non solo nel momento del bisogno, ma anche nella realizzazione delle proprie ambizioni e delle proprie potenzialità.
Ne parliamo con l’autrice.

Il suo libro presenta l’Italia come un paese in declino. Un percorso che può essere arrestato?
“Certo, non vedo perchè no. Persino l’Argentina negli ultimi anni è cresciuta a ritmi dell’8-9% annuo! E di là di questo esempio estremo si può vedere come, nel corso degli anni Novanta, numerosi paesi tradizionalmente meno ricchi e avanzati come l’Irlanda o più recentemente la Spagna siano riusciti a intraprendere percorsi di crescita sostenuta. Anche l’Italia può invertire tendenza, ma occorrono una volontà precisa per farlo e una serie di misure profonde e strutturali”. (continua...)

Grosseto Impresa n.4 luglio-agosto 2008 - Scarica l’articolo in versione integrale formato pdf:
Talento da svendere: perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo


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