Tre domande a: Giuseppe De Rita presidente del Censis Il rapporto “Europa, una sfida continua” analizza l’utilizzo dei finanziamenti tematici comunitari 2002-2006 in Italia in cinque settori fondamentali: la società dell’informazione; energia e ambiente; strumenti di riduzione delle disparità; le imprese; la cooperazione internazionale e gli aiuti allo sviluppo. Il bilancio è positivo?
“La partecipazione italiana ai programmi europei nell’area Società dell’informazione appare confortante, con quasi 1.500 progetti che prevedono la partecipazione di almeno un soggetto italiano come capofila o come partner, per un finanziamento totale di più di 866 milioni di euro. Vale a dire che sono italiani il 9,8% dei progetti finanziati in questa area e l’11% circa del budget disponibile. Anche nell’ambito della ricerca e sviluppo sui temi dell’energia e dell’ambiente, la partecipazione del nostro Paese è stata significativa. L’Italia è riuscita a catalizzare complessivamente 212 milioni di euro, l’8,7% delle richieste finanziarie in negoziazione, collocandosi al quinto posto in Europa, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Olanda. Ma nei progetti specifici per le PMI, finalizzati al miglioramento di processi e prodotti, o a stimolare le imprese ad attivare percorsi di innovazione anche attraverso partnership con altre aziende o con i laboratori di ricerca, il tasso di successo italiano risulta piuttosto ridotto. In questo caso, la polverizzazione del nostro sistema produttivo, con una incidenza delle piccole e medie imprese maggiore che in qualsiasi altro Paese europeo, si riflette sulla partecipazione, condizionando evidentemente la capacità del sistema italiano di chiedere e ottenere finanziamenti per realizzare progetti e iniziative, e la nostra capacità di costruire partnership all’estero solide ed efficaci. Centralità del fattore “territorio” ma debolezza delle reti sono gli elementi distintivi che anche in questa analisi definiscono il nostro “modo di stare” in Europa”.In un recente comunicato il Censis evidenzia il forte aumento delle opinioni negative degli italiani sull’attuale situazione economica e, parallelamente, aumenta un atteggiamento di diffidenza dei cittadini nei confronti del libero mercato. Inoltre, l’affievolirsi della capacità di protezione e di sostegno rispetto ai flussi competitivi della globalizzazione tradizionalmente esercitata dalle reti del governo statuale ha colpito anche il sistema delle imprese. Quali sono le cause principali, e quali potrebbero essere le soluzioni?
“È vero, la globalizzazione continua a dividere gli italiani. Per il 50% è un fenomeno positivo, il 37% ne dà un giudizio negativo, il 13% è incerto. Sul libero mercato si esprime un consenso generalizzato: il 74% degli italiani ne dà un giudizio positivo, solo il 18% si mostra critico. Eppure il 48% considera positivo il protezionismo, contro il 37% di contrari e il 15% di dubbiosi. Questa ambivalenza di opinioni lascerebbe pensare a un “dualismo psichico” che si spiega con il bisogno di protezione dai rischi della globalizzazione e con la crescente voglia di Stato. Alla domanda su quale delle istituzioni nazionali debba avere più potere, secondo i risultati delle consuete indagini Censis condotte all’uscita dei seggi elettorali, la quota di opinioni a favore dello Stato centrale è aumentata in maniera netta in poco meno di dieci anni, dal 30,9% registrato nel 1999 fino al 47,5% rilevato in occasione delle ultime consultazioni politiche. Ma i poteri statuali appaiono neutralizzati dalle forze extraterritoriali del mercato o sono in gran parte delegati a istituzioni sovranazionali per le scelte relative a parametri macroeconomici fondamentali. La globalizzazione ha spostato altrove, nei mercati finanziari internazionali e nelle norme europee, meccanismi e sedi di decisione, e lo Stato nazionale non rappresenta più un baluardo sicuro rispetto alle minacce portate alle personali prospettive di benessere. Allora si sfalda la fiducia nelle istituzioni europee e torna una indistinta voglia di Stato che occorre declinare, rilanciando le speranze e non lasciando spazio solo al prevalere delle paure”. "Continua..." Grosseto Impresa n.4 luglio-agosto 2008 - Scarica l’articolo in versione integrale formato pdf:
Tre domande a: Giuseppe De Rita
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