Da soli non si vince Intervista a monsignor Franco Agostinelli, vescovo di Grosseto. Una riflessione sul rapporto tra fede e società, sull’importanza della formazione. Sulla necessità di fare impresa considerando il bene delle persone, e non solo gli utili. Ma, soprattutto, un invito al mondo economico: “Bisogna avere chiaro qual è il punto decisivo di tutto e per tutti: non si cresce e, tanto meno, si vince da soli. Occorre mettersi insieme fra chi vive gli stessi problemi; riconoscere chi ha oggi un senso positivo della vita ed una volontà costruttiva dentro la società; collaborare perché si affermino i valori che si hanno in comune”. Fede e società: un rapporto sempre più complesso. Quali sono a suo avviso, le sfide più grandi per l’uomo di questo terzo millennio?
“Viviamo un momento di grandi pericoli e di grandi opportunità per l’uomo. Pericoli come il terrorismo, le guerre, la fame, il sottosviluppo, le catastrofi, le malattie vecchie e nuove. Ma anche minacce meno visibili, ma non meno inquietanti, come quelle della manipolazione genetica. A questi si accompagnano, specialmente nelle società cosiddette più ‘sviluppate’, sfide quali il nichilismo teorico e pratico, il laicismo risorgente, il soggettivismo etico, il consumismo materialista, una vaga religiosità, tendenzialmente sincretista. Quello che il Papa, con espressione forte, ma appropriata, ha descritto come ‘dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia, come ultima misura, solo il proprio io e le sue voglie’. D’altro canto segni ed eventi come quelli delle Giornate mondiali della Gioventù a Colonia, alle quali ho partecipato personalmente, fanno vedere che c’è sia un bisogno che un desiderio di verità, di incontro, di cambiamento che fanno ben sperare e che prima di tutto come Chiesa non vogliamo disattendere”.
Qual è il rapporto tra la Chiesa e il mondo politico ed amministrativo, nella provincia di Grosseto?
“Nell’insieme è un rapporto positivo, caratterizzato dalla consapevolezza che, ognuno secondo la propria natura ed il proprio ruolo, siamo tutti chiamati a perseguire il bene personale e comune di chi vive in questa terra. Questo, per me, coincide innanzitutto nel non dimenticare mai le radici cristiane del nostro popolo e la centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna anche nella legislazione civile”.
La Fondazione Chelli rappresenta un chiaro esempio di azione formativa di grande impegno. Una strada non facile...
“Fin dalla mia prima Lettera Pastorale ho affermato che ‘la sfida che riguarda tutti coloro che hanno a cuore la nostra comunità civile parte dall’educazione’. Ne sono più che mai convinto. Proprio per questo il compito della Fondazione Chelli è tanto impegnativo, quanto importante: concorre alla crescita culturale e sociale della Maremma attraverso l’educazione e la cultura cristiana. Scuole come il Liceo ‘Chelli’, la Media ‘Madonna delle Grazie’, la Materna ‘San Giuseppe’, insieme alle varie iniziative culturali promosse, sono espressione di un’azione formativa il cui valore, spero, venga compreso e condiviso sempre di più”.
Spesso le cronache evidenziano come la situazione congiunturale di crisi che il Paese, e non solo, sta attraversando, in?uenzi il modo stesso con cui si percepisce la vita. Eppure c’è chi ha voglia di combattere, e molti sono gli imprenditori che si impegnano e vogliono continuare ad impegnarsi. Cosa possiamo dire loro?
“Non bisogna mai arrendersi di fronte alle difficoltà, agli ostacoli, all’ostilità che uno può incontrare. Bisogna però avere chiaro qual è il punto decisivo di tutto e per tutti: non si cresce e, tanto meno, si vince da soli. Occorre mettersi insieme fra chi vive gli stessi problemi; riconoscere chi ha oggi un senso positivo della vita ed una volontà costruttiva dentro la società; collaborare perché si affermino i valori che si hanno in comune. Questo è anche il motivo per il quale la Chiesa è più che mai disponibile e interessata ad un rapporto franco e costruttivo con il mondo imprenditoriale”.
Etica e business: a suo avviso, un connubio possibile?
“Ritengo più che mai giusto ed adeguato quanto espresso anche nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato di recente: occorre sempre ‘considerare il bene delle persone e non soltanto l’aumento dei profitti, anche se questi sono necessari per assicurare gli investimenti, l’avvenire delle imprese, l’occupazione e il buon andamento della vita economica’”.
Durante l’“Anno dell’ascolto” c’è stato un fitto dialogo con le Istituzioni pubbliche, le comunità locali, il mondo associativo. È possibile fare un primo bilancio?
“Anche con l’occasione della Visita Pastorale che ho appena iniziato, è evidente che le buone intenzioni ci sono in tutti, ma non ci si può fermare a quelle. L’urgenza è che ognuno si assuma le proprie responsabilità con coraggio, lungimiranza, determinazione. Basterebbe solo pensare alla condizione di tanti giovani che devono lasciare questa terra per trovare lavoro, per rendersi conto quale impegno forte ed urgente sia richiesto a ciascuno. Il peccato più grave è quello di omissione”.
Questa newsletter è l’ultima dell’anno, quella che i nostri lettori leggeranno anche a dicembre. Vorremmo perciò chiederle, per concludere, un messaggio augurale, per tutti gli uomini di buona volontà.
“Auguro a tutti di poter fare l’esperienza che descrive Alvaro Santo, poeta cattolico dell’Angola: ‘Il contatto con la realtà non ti lascia mai indifferente, ti trasforma e ti trasforma radicalmente. E allora non sei più lo stesso perché qualcosa di nuovo abita in te e ti converte alla bellezza’. Non la fuga illusoria dai problemi e dalle fatiche, ma il riconoscimento grato che Dio abbraccia tutto il nostro umano: Egli vuole così tanto il nostro bene che si incarna nel seno di Maria. Non smettiamo mai di stupirci di questo divino miracolo, fonte di speranza per ogni uomo!”. (AP) Scarica l’articolo in versione integrale formato pdf:
Da soli non si vince
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