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Basta con gli scontri: siamo italiani!

Un Roberto Tortoli a tutto tondo è quello che si propone nell’intervista rilasciata a “Grosseto Impresa”, il bimestrale dell’Associazione Industriali Grosseto. Un uomo soddisfatto di quanto ha fatto, e di quanto sta facendo. Convinto che si possa trovare una soluzione ai problemi. Che, superando le divisioni, in nome di una ritrovata un’unità che sappia mettere da parte le divisioni politiche e geografiche, sia possibile trovare le soluzioni per uscire dalla crisi. Un uomo che ama la Maremma, dove tornerà a candidarsi. E, nella vita di tutti i giorni, apprezza il lavoro manuale, ha la passione dell’orto, e sa fare la sfoglia come i romagnoli insegnano.

Corridoio Tirrenico: a maggio ha annunciato la stretta finale. Quali sono le prospettive?
“Come è ormai noto, saltata l’ipotesi collinare proposta dal Governo e bocciata dalla Regione, l’attuale situazione prevede un accordo su tutto il percorso tranne che per 18 chilometri nel tratto toscano tra il comune di Orbetello e quello di Capalbio. La Regione è propensa per un percorso parallelo all’Aurelia; il ministro Lunardi per un percorso più interno. Per uscire dall’impasse che rimanda la decisione finale, tanto attesa dal territorio maremmano, abbiamo proposto come Ministero dell’Ambiente di avere entrambi i progetti da sottoporre al VIA della nostra Direzione competente. Non si tratta di una prassi usuale ed, infatti, la Regione contesta tale ipotesi: normalmente la valutazione viene data ad un solo progetto e non a due. L’eccezionalità del caso – soprattutto nell’interesse del territorio maremmano, che da troppo tempo attende una risposta definitiva per questa infrastruttura – ci fa insistere su questa ipotesi certi di arrivare alla soluzione finale. Del resto, sia io che Altero Matteoli, da tempo sosteniamo che qualunque soluzione a questa questione va bene purché si arrivi finalmente a fare l’autostrada; naturalmente nel massimo rispetto dell’ambiente, che è la prima risorsa del territorio grossetano”.
Sviluppo compatibile, energia pulita, impresa etica: il “fare impresa” di oggi è diverso da quello di ieri. Più facile, o più difficile?
“Sicuramente fare impresa oggi è più difficile di un tempo; molto più difficile – paradossalmente – che negli anni del cosiddetto boom economico. Nell’immediato dopo-guerra, vi era il trauma da ‘macerie’, ma la volontà, il coraggio ed il sacrificio venivano premiati. Inoltre non vi era niente e tutto era da ricostruire. Gli anni ’60 sono stati gli anni della rinascita; dell’affermazione del made in Italy e della cultura italiana. Gli ’80 hanno rappresentato l’era dello yuppismo; la nascita del terziario e dei servizi alla persona. Molti problemi non si ponevano – anche colpevolmente. Alludo, in primis, al problema della sostenibilità dello sviluppo industriale. Questo, infatti, è un problema, un argomento che si è presentato negli anni ’90, ma dobbiamo fare molta attenzione. Il tema dello sviluppo sostenibile è stato sposato da due filoni culturali molto diversi tra loro: l’ambientalismo di maniera, figlio del ‘Sole che ride’ e della cultura ‘verde’: una sorta di applicazione dell’idealismo sociale e politico all’ambiente e ai problemi dello sviluppo. Questa tendenza ha nascosto e nasconde, in realtà, un sostanziale anticapitalismo ed una cultura tardo marxista, avversaria acerrima del fare impresa e del modello tutto italiano della ‘fabbrichetta’ familiare di molte aree produttive della nostra Penisola. Con la scusa dell’ambiente e della tutela del territorio, è stata fatta facile demagogia anti-industriale e si è arrivati persino a bloccare le grandi infrastrutture che ci avrebbero consentito altre strade sul piano dello sviluppo del Paese. Penso, ad esempio, alla variante di valico, non realizzata fino ad oggi, per evitare l’abbattimento di alberi. Molto meglio le persone che morivano su uno dei tratti più pericolosi della nostra rete autostradale. Insomma, si tratta della cultura dell’equazione industria uguale inquinamento, uguale sfruttamento delle risorse ambientali. La teoria della lotta non più di classe, ma fra homo-faber e natura. Poi, vi è il secondo filone di pensiero, che è poi quello di questo governo. Più infrastrutture, più responsabilità ed etica nella produzione industriale, più fruibilità del territorio in una logica di rispetto del Creato. Che, poi, è la visione biblica della Genesi; niente di più. Un programma scritto duemila anni fa. Fare impresa oggi è difficile in primo luogo per la globalizzazione travolgente, che i governi prima del nostro non hanno saputo non solamente guidare, ma nemmeno prevedere in tutta la sua portata storica; in secondo luogo, per i vincoli ambientali giusti, ma applicati su un terreno già minato dalla demagogia ambientalista. Basta pensare al problema energetico. Il protocollo di Kyoto, che abbiamo ratificato, ci costringe a costi pro-capite enormi rispetto alle altre nazioni europee, per la scelta referendaria del 1987, di rinunciare unilateralmente all’energia nucleare. Adesso dobbiamo gestire il problema dei rifiuti radioattivi, senza mai aver goduto degli effetti benefici dell’energia atomica. Le stesse aziende sono costrette a rivedere tutto il loro assetto strutturale per il rispetto di Kyoto, dal momento che non sono state fatte scelte strategiche opportune in passato da parte dei governi. Poi vi è l’Europa, ancora zoppa e che se da un lato significa nuove opportunità, dall’altro ci ostacola. Ad esempio, lo sapete voi che per aumentare di una corsa la tratta del traghetto Napoli-Ponza, l’autorizzazione deve giungere da Bruxelles? Chi ne fa le spese se non il settore del turismo italiano? Potrei continuare a parlare per ore su questo tema e mi scuso se ho assommato fra loro molti diversi argomenti. Una cosa però la posso dire per concludere: la ricetta giusta è quella di questo governo, infrastrutture; riduzione progressiva dell’Irap; federalismo fiscale; tutela dell’ambiente senza ingessature per lo sviluppo”.
A conclusione di ogni intervista, chiediamo sempre un messaggio positivo, che esprima appieno ciò che più preme al nostro ospite. Per lei, di cosa si tratta?
“In parte ho già risposto nella domanda precedente. Approfondisco dicendo che anche la situazione economica non felice, sarà superata, se sapremo agire e muoverci secondo principi etici, nel commercio, nelle professioni, nella finanza, in politica. Credo che il nostro peggior avversario sia il disfattismo di chi, come a Sinistra, gioca al tanto peggio tanto meglio. Se l’Italia va male, possiamo dare la colpa a Berlusconi. No! Non è così… Se l’Italia soffre, soffriamo tutti e dobbiamo trovare alcune soluzioni in modo bipartisan; assumendoci – ognuno nel suo campo – delle responsabilità. Ho apprezzato molto la proposta di Sandro Bondi, di qualche giorno fa: basta con gli scontri preconcetti e cerchiamo di trovare dei punti di incontro sulle emergenze del Paese. Lo hanno fatto in tutti i Paesi; in più riprese è quello che hanno fatto anche in Germania, i Popolari della Cdu-Csu e i socialdemocratici dell’Spd negli anni scorsi. Per non parlare degli Usa, in cui, davanti ai grandi problemi di politica interna ed internazionale sono tutti – prima di tutto – Americani”.
(Estratto da: “Grosseto Impresa”, luglio-agosto 2005)

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