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L’aereoporto è aperto, datevi da fare

Da “Grosseto Impresa” (luglio-agosto 2005), il bimestrale dell’Associazione Industriali Grosseto, l’intervista a Lupo Rattazzi, presidente della Seam. Le scelte professionali, i successi, le sfide. Storia di un imprenditore che ama rischiare, ma non senza valutare con attenzione i pro e i contro. Agli Amministratori maremmani un invito: “L’aeroporto è aperto, bisogna favorirne e propiziarne lo sviluppo, ma attenzione, l’aeroporto non è un fine, è un mezzo”.

Lupo Rattazzi imprenditore, perché?
“Per scelta. Nel 1989 ho avuto l’opportunità di fare l’imprenditore (ha creato Air Europe, linea charter di qualità N.d.R.). Un’impresa molto rischiosa, che poi è andata molto, molto bene. Abbiamo costruito un’azienda che alla fine aveva mille dipendenti. Successivamente è stata ceduta ad un gruppo più grande. È stata una scelta di vita, sicuramente. La scelta di rischiare con la consapevolezza che poteva andare bene o poteva andare male… in ogni caso, sarebbe stato un percorso molto interessante”.
Secondo lei, per chi decide di tentare la sfida imprenditoriale, ci possono essere delle caratteristiche da cui non si può prescindere, come, rifacendoci alla sua storia, anche il desiderio di affrontare una sfida, ad esempio?
“Sì, quello indubbiamente. Ma anche la dedizione maniacale al proprio progetto, perché fare l’imprenditore significa affrontare la concorrenza, quindi significa che ogni mattina bisogna svegliarsi e pensare di essere la famosa gazzella che deve correre di più perché c’è il leone che la insegue...”.
Parliamo della Seam, possiamo fare un primo bilancio bilancio?
“Un anno e nove mesi sono passati da quando sono entrato in carica, e un anno e tre mesi mi separano dalla scadenza del mandato. E il bilancio a mio avviso è positivo, per il semplice motivo che sono arrivato che l’aeroporto era chiuso, e oggi l’aeroporto è riaperto, da qualche settimana. È stato un lavoro difficile e molto impegnativo. Peraltro, tutti erano convinti che quest’aeroporto chiuso fosse uno schiaffo alla comunità e uno schiaffo al paese, più che una risorsa sprecata, e devo dire che è un motivo in più di grande soddisfazione esserci riusciti a farlo riaprire”.
Per quello che riguarda il possibile sviluppo dell’aeroporto, quali sono le sue aspettative, e quali le aspettative generali, secondo lei?
“A costo veramente di ripetermi per l’ennesima volta, qui si corre il rischio di generare aspettative che non hanno fondamento. Gli aeroporti non si inventano, non sono come i biscotti che si vendono al supermercato, hanno bisogno di un bacino di traffico, che c’è, o non c’è. Ed effettivamente noi siamo carenti di bacini di traffico, abbiamo due aeroporti concorrenti quindi, realisticamente, non è che a Grosseto possa avere delle ambizioni smisurate, però, certamente può essere una porta d’ingresso sul nostro territorio. Gli aeroporti hanno delle gestazioni molto, molto lunghe, e richiedono grossi investimenti, e pensare che questo sia un affare mordi e fuggi è forse una delle cose più sbagliate che ho sentito dire, in questi tempi. Un’infrastruttura pubblica richiede investimenti e anche gli aeroporti con volumi di traffico di gran lunga superiori ai nostri, che esistono in Italia, Venezia, Torino, Milano, Napoli, ci hanno messo tanti anni per fare soldi. Qualcuno ha pensato che potesse trasformarsi nella gallina dalle uova d’oro. Non c’è nulla di più sbagliato, lo ripeto. È una struttura pubblica, costa, tra l’altro, veramente poco per ciò che è, bisogna accontentarsi di quello ha, cercare di favorire e propiziarne lo sviluppo. Ma attenzione: l’aeroporto non è un fine, è un mezzo. La gente arriva a Grosseto non perché c’è l’aeroporto. Usa l’aeroporto di Grosseto per arrivare in Maremma o a Grosseto, quindi le attività che poi sono propedeutiche affinché il traffico aumenti non le può fare la Seam, il cui compito è quello di far funzionare l’aeroporto. Non è compito della Seam portare i turisti in Maremma. Ci sono Assessorati, ci sono Enti che sono deputati a questo compito. Anche questo, mi consenta di sfruttare l’occasione per ribadire questo concetto, è un incredibile equivoco che si è fatto strada negli ultimi dieci anni, cioè che spettasse alla Seam il compito di portare il turismo in Maremma”.
Quali sono, secondo lei i punti di forza e le debolezze di questo territorio?
“Io credo che non a caso Castiglion della Pescaia ha vinto il premio come la migliore località balneare d’Italia: abbiamo delle caratteristiche di naturalezza, di incontaminato, che sono il nostro punto di forza, e queste cose vanno sicuramente valorizzate. I punti di debolezza li conosciamo, anche il carattere della nostra gente che è un po’ burbero, chiuso. Anche la posizione geografica che è un po’ penalizzata. Però, dal mio punto di vista, io mi occupo di turismo, i punti di forza sono sicuramente superiori alle debolezze”.
Per quello che riguarda le sue esperienze, potrebbe individuare quella che è stata una delle sue più grandi soddisfazioni e se c’è stato, il suo più grande cruccio?
“La mia più grande soddisfazione come imprenditore l’ho avuta certamente con Air Europe, che poi ho ceduto. Tutto questo ovviamente prima degli eventi dell’11 settembre, che purtroppo hanno disastrato il settore. Certamente è stata la cosa che più mi ha fatto piacere. Il più grosso cruccio come imprenditore? Vedere come il gruppo acquirente abbia sperperato tutto quanto era stato costruito sino a quel momento, provocando il fallimento di tutto il gruppo”.
Carriera e vita privata, è possibile conciliarli?
“Sì, certamente è molto difficile. È certamente una delle grandi sfide che qualsiasi persona che si dedichi maniacalmente al proprio lavoro deve affrontare. Non è assolutamente semplice. Ma non ci sono ricette. Ognuno ha la sua ricetta personale”.
Noi chiediamo sempre al nostro ospite di definirsi con tre aggettivi, per i pregi e per i difetti...
“La prima cosa che mi viene in mente come pregio è equo, cioè giusto... cerco di essere equo e giusto. Secondo generoso, il terzo... riflessivo. La contropartita può essere il fatto che la mia attitudine alla riflessione può farmi apparire non sufficientemente determinato. Inoltre, sono una di quelle persone che tira fuori dubbi e vuole sviscerare le cose, non mi accontento di vederle in superficie”.
Per concludere, chiediamo sempre un messaggio positivo
“Basta con il dibattito sul declino. Basta con l’autocommiserazione. Basta di parlare male di questo meraviglioso Paese, rimbocchiamoci le maniche e facciamo tutti quello che dobbiamo fare, non cerchiamo scuse o alibi...”.

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- Lupo Rattazzi, intervista


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