NEWSLETTER - Grosseto Impresa
I have a dream

Secondo numero per Grosseto Impresa, la newsletter dell’Associazione Industriali Grosseto. In questo numero: internazionalizzazione, formazione, qualità, al presidente della Provincia di Grosseto, Lio Scheggi. Le riflessioni degli imprenditori, le risposte degli esperti, una rassegna delle notizie più interessanti. Dalla newsletter, vi proponiamo l’editoriale, “I have a dream”, di Antonio Cappelli, presidente dell’Associazione.

“I have a dream…” anzi sono sicuro che si potrebbe dire “We have a dream” perché in Maremma oggi siamo in tanti a condividere le stesse aspettative. Il sogno di cui parlo non ha forse la portata umana e spirituale di quello del grande Martin Luther King, ma incarna più semplicemente ed in maniera viscerale il fortissimo desiderio di vedere la nostra terra definitivamente fuori dall’arretratezza economica e culturale che tuttora ci relega all’ultimo posto di una Toscana ricca e laboriosa, colta e multietnica, scrigno di antiche arti e culla di nuovi fermenti in grado di produrre innovative forme di progresso e civiltà.
Certo ci stiamo muovendo, e bene. L’Università a Grosseto in continua crescita, importanti arterie stradali che si affacciano ai confini e dentro il nostro territorio, la crescita di un settore turistico che cerca di valorizzare l’indubbia bellezza del nostro ambiente naturale, la vitalità nuova di un tessuto imprenditoriale più consapevole del suo ruolo, che sta crescendo in controtendenza al dato regionale e nazionale, sono fatti sotto gli occhi di tutti. Da sempre nella storia umana, l’uomo è cresciuto, spiritualmente e materialmente, confrontandosi con gli altri suoi simili, con altre culture, rimettendo in gioco le proprie esperienze ed il proprio sentire di fronte al diverso che di volta in volta si incontra sul cammino. Ed il cammino è sempre stata una necessità umana, la curiosità di scoprire, di vedere cose nuove, di comprendere i meccanismi del mondo conosciuto e cogliere l’essenza delle proprie esperienze per migliorarsi e progredire. Per poter far questo, per sollevare la fronte verso l’orizzonte e pascersi di filosofia e di arte e scienza, l’uomo deve prima far fronte ai bisogni primari della sopravvivenza, deve cioè non avere l’urgenza primaria di mettere insieme un pasto decoroso e ripararsi dalle intemperie, deve avere la “pancia piena” per poter pensare ad altro. Metaforicamente è questa la storia di Maremma, fino a pochi anni fa alle prese, in pianura, con le paludi e la malaria e nell’entroterra, con l’asprezza dei luoghi boscosi e rocciosi; terra di conquista, prima di grandi famiglie toscane e non, che inviavano nei propri latifondi eserciti di poveri lavoranti ai limiti della sopravvivenza, poi di grandi aziende che hanno anche loro sfruttato uomini e territorio per il proprio vantaggio. Qui c’era da sudare, non c’era tempo per l’arte e la filosofia. Oggi non è più così, fortunatamente. Il reddito medio nella nostra provincia è quasi in linea con la media italiana, i depositi bancari sono buoni rispetto alla popolazione residente, abbiamo mediamente due automobili ciascuno, tre televisioni, un sacco di telefoni cellulari, l’aria è buona, l’acqua del mare pulita e colline e montagne sono meno aspre da vivere e belle da mozzare il fiato. Si può fare di più e meglio? Secondo me sì.
Sogno una Maremma di uomini che si sentono una comunità, perché hanno coscienza delle proprie peculiarità senza con questo sentirsi speciali, superiori o inferiori agli altri, moderatamente orgogliosi di vivere in un posto bellissimo e gelosi custodi del proprio territorio senza esserne le prime vittime, aprendolo agli ospiti che vogliono bearsene senza rovinarlo ma anzi, portando quella ricchezza che serve per tutelarlo meglio ed arricchirlo.
Sogno migliaia di maremmani industriosi che creano aziende, le più svariate, preoccupandosi di farle crescere passo passo in maniera sana, innaffiandole di etica, nutrendole della propria cultura che cresce ogni giorno (grazie ad una formazione imprenditoriale continua), accompagnandole con opportune iniezioni di capitali freschi (perché nelle aziende i soldi sono il primo pilastro, l’ossigeno, le gambe), fortificandole attraverso una sana competizione di mercato, una vera concorrenza (che è la prima molla di sviluppo non una peste da temere).
Sogno una società aperta, in grado di confrontarsi con gli altri mercati e le altre culture pur mantenendo le proprie peculiarità e le proprie radici intatte; un modello di sviluppo meno asfittico dell’attuale, una popolazione residente in lieve costante aumento anziché in lento, inesorabile declino.
Sogno i giovani maremmani che rimangono nella loro terra perché ricchissima di opportunità, li immagino prendere casa, felici, nei bei paesi della nostra provincia oggi spopolati, così da ricreare quell’equilibrio demografico che “svecchi” la vita sociale ed economica dei nostri centri collinari e montani.
Sogno maremmani poliglotti, che partono in aereo, con la nave, in treno, in automobile, dal loro territorio con meta tutto il mondo e che rientrano stanchi e felici a casa loro perché questo è il più bel posto in cui consumare l’esistenza.
Sogno una maremma dall’agricoltura ricca, che ospiti anche tutte le infrastrutture necessarie alla trasformazione dei prodotti in loco; un turismo che attiri davvero i turisti per la sua qualità inconfondibile ed all’avanguardia, sogno un artigianato diffuso e radicato, raffinato e attento ai cambiamenti, un commercio aperto alla concorrenza ed arricchito nell’offerta, un’industria forte, amica del territorio, competitiva su tutti i mercati.
Perché questo sogno diventi realtà bisogna che tutti noi maremmani ci apriamo al mondo intero. Dobbiamo poter vedere cosa accade fuori dal nostro territorio, grandi o piccole che siano le nostre aziende, dobbiamo cimentarci con mercati diversi dal nostro orizzonte locale, dobbiamo saper cogliere le opportunità che vengono da altre aree geografi che, dobbiamo conoscere i nostri competitors per fare meglio e prima ciò che va fatto per non subire, inermi, i cambiamenti futuri dei mercati internazionali. In poche parole dobbiamo confrontare di persona la nostra cultura con quella degli altri ed attraverso questo processo di conoscenza migliorare noi stessi, le performances delle nostre aziende e la qualità delle nostre vite.
“L’internazionalizzazione” delle nostre imprese è quindi “la priorità” nella promozione economica della Maremma. Attualmente il nostro Export sta crescendo, ma nonostante il generoso operato della Camera di Commercio, degli Enti Locali e del Consorzio Grosseto export, è ancora assai modesto in quantità e valori di merci: siamo ultimissimi in Toscana, tra gli ultimi in Italia. Dobbiamo assolutamente e velocemente moltiplicarlo almeno per cinque. Per conseguire questo risultato occorre mettere a punto una serie di strumenti a disposizione delle aziende, in grado di rendere stabile e sviluppare la presenza commerciale sui mercati di maggior interesse. Meno fiere “spot” e più radicamento sui mercati esteri.
La nostra Associazione sta lavorando intensamente su questo fronte, con specifi ci progetti su Stati Uniti, Cina, Romania, Marocco, Malta, Tunisia, che si stanno concretizzando. In Marocco prosegue un nostro progetto di animazione che vede protagoniste un gruppo di aziende maremmane che già operano sul mercato locale. A Miami, Florida, abbiamo appena creato “Tuscany House”, una società di trading che acquisterà i migliori prodotti maremmani e toscani per venderli e distribuirli direttamente sul mercato americano.
Diffondere il Made in Maremma all’interno del Made in Tuscany, può essere vincente non solo nel fashion o nel settore vinicolo, ma anche nell’agroalimentare di qualità, nell’artigianato artistico, nel turismo d’elite, negli articoli sportivi.
Dobbiamo credere nelle nostre capacità ed ancora una volta “fare sistema”. A partire da questo numero la nostra Newsletter ci aiuterà a vedere cosa si sta muovendo per internazionalizzare le nostre aziende. Chiudo raccontandovi che, nel valutare la disponibilità di molti imprenditori maremmani ad affacciarsi all’estero, ho ottenuto, in generale, due tipi di risposte (sbagliate entrambe):
1) “Non sarei mai in grado di operare stabilmente su mercati esteri con la mia piccola azienda…”
2) “Non ho bisogno di cercare altri mercati, ho fin troppo lavoro qui …non mi interessa”. E troppe barche restano all’ancora.
Eppure io sogno, tutte le notti, mille equipaggi di maremmani che le strappano, quelle ancore – non per necessità ma per curiosità, per voglia di capire, per avventura, per amore, per orgoglio; issano le vele per vedere cosa si nasconde di là dal mare e tornano alle loro case, dopo un lungo viaggio, con le stive cariche di tesori da tutto il mondo…

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Editoriale - “I have a dream”

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ottobre 2004









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