L’alternanza scuola lavoro come ponte tra la conoscenza e la pratica il tema fondamentale dibattuto nella tavola rotonda svoltasi a Grosseto, il 21 maggio, organizzata da Confindustria Grosseto. Un tema delicato quanto urgente, per un futuro in cui la scuola possa aiutare i giovani ad affrontare il mondo del lavoro da protagonisti, con un bagaglio di conoscenze e competenze capaci di rispondere alle richieste del mondo del lavoro, visto non come mero strumento per la sussistenza, ma come elemento basilare per lo sviluppo e la crescita individuale, a livello personale e professionale. “La cultura del lavoro è un valore della società – ha esordito Antonio Capone, direttore di Confindustria Grosseto e moderatore della tavola rotonda –, e questo concetto di lavoro come patrimonio culturale deve sempre più permeare la nostra società. Sono lontani i tempi in cui mondo della scuola e mondo del lavoro vivevano distanti e separati. Sempre più mondo delle conoscenze e mondo della pratica dovranno costruire assieme nuovi percorsi, per aiutare i giovani ad affrontare con i migliori strumenti possibili il proprio futuro”.
Giulia Palmieri, del consiglio direttivo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Grosseto, ha spiegato come già da due anni l’Associazione degli industriali si dedichi con particolare attenzione a questo tema, attraverso un progetto, “Adotta il futuro”, che concretizza appieno lo spirito dell’alternanza scuola lavoro, grazie alla stretta collaborazione tra mondo della scuola ed imprese, consentendo ai ragazzi di sperimentare concretamente cosa significhi una realtà lavorativa, mettendo a frutto quanto appreso nel percorso scolastico.
Nel suo intervento, Claudio Gentili, dirigente education Confindustria, ha evidenziato come il rapporto conoscenze e competenze debba sempre più agire sinergicamente, anche in ambito scolastico. La conoscenza è al centro dell’economia e quindi dello sviluppo: per questo è necessario recuperare una visione della centralità della scuola e della formazione, come elementi fulcro per la costruzione del futuro di ogni paese. Sono 35 su 100 gli italiani che si laureano, una percentuale in linea con quella dell’Europa. Ma ancora troppo pochi sono i laureati in quelle discipline che afferiscono alle competenze emergenti più richieste, in particolare tecniche, manageriali. Impresa non vuol dire padrone, vuol dire sviluppo. Promuovere la cultura d’impresa anche tra i giovani, nelle scuole, significa consentirgli di costruire con piena consapevolezza un futuro in cui saranno protagonisti. Tra gli altri interventi, Carlo Odoardi, Direttore del Laboratorio di Psicologia per la ricerca sull’imprenditorialità, innovazione e integrazione nelle organizzazioni dell’Università di Firenze, ha ribadito l’importanza di introdurre nel sistema scolastico ed educativo attività finalizzate allo sviluppo di competenze imprenditoriali relative alla capacità di innovare. Caratteristiche che sono indispensabili per i giovani per affrontare con successo le richieste che provengono dal mondo del lavoro. Infine, Laura Pippi, dirigente del settore Istruzione Cultura e Sport della Provincia di Grosseto, nel suo intervento ha ricordato che l’Amministrazione provinciale è impegnata a sviluppare iniziative che accompagnino i giovani nel loro percorso di integrazione sociale e di ingresso nel mondo del lavoro attraverso attività di formazione professionale e di servizi per l’impiego che dovranno sempre più integrarsi con il mondo della scuola e con il mondo del lavoro. Momenti come il dibattito creato dalla tavola rotonda, ha evidenziato, sono un ottimo metodo di lavoro per realizzare questa integrazione.
Grande attenzione e partecipazione del pubblico, formato da docenti, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni.