Area riservata
Non vi è dubbio che la crisi economica e finanziaria rappresenti una delle sfide più importanti che l’Europa si sia trovata ad affrontare negli ultimi anni. Recentemente, l’UE è stata spesso criticata per la sua debolezza nel coordinare una strategia comune e nel definire un programma di interventi adeguato rispetto alle proporzioni della tempesta che ha investito i mercati mondiali. Nonostante gli sforzi tesi a frenare gli effetti della crisi, le misure varate – dal pacchetto sugli aiuti di Stato, al Piano di ripresa adottato dalla Commissione a fine novembre – non sono state ritenute sufficientemente ambiziose ed efficaci. Nella consapevolezza sempre più diffusa che la crisi non puo’ essere fronteggiata con soluzioni adottate unilateralmente dai singoli Stati membri al di fuori di un quadro comune, l’Europa deve ora dimostrare di saper dare risposte decise e coraggiose. Di fronte all’ulteriore aggravamento della recessione, l’Europa deve quindi fare di più, intervenendo in modo risoluto contro gli effetti sempre più drammatici della crisi e dimostrando di essere in grado di servire gli interessi dei suoi cittadini. Il moltiplicarsi delle iniziative nazionali per aiutare e sostenere i settori più in difficoltà ed il riemergere di forme più o meno velate di protezionismo, che hanno caratterizzato questi ultimi mesi di storia europea, rischiano di determinare un peggioramento della gravità della situazione attuale: solo l’apertura dei mercati ed il pieno rispetto delle regole sulla concorrenza possono favorire la ripresa economica ed il rilancio della crescita nel lungo periodo. Appare quindi evidente come oggi non vi sia altra scelta se non quella di un’Europa forte e determinata, dotata di maggiori capacità decisionali, all’altezza dei cambiamenti in atto e pronta ad intervenire, non solo attraverso approcci coordinati ma anche attraverso l’individuazione di risposte realmente europee. Il riconoscimento di questo ruolo e del fatto che esso rappresenti l’unico antidoto contro la recessione trova un suo riscontro tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Sul primo fronte, il recente intervento della Commissione europea nell’affare General Motors ha chiaramente mostrato quanto l’azione comunitaria rappresenti uno strumento efficace contro il protezionismo: in un incontro con i rappresentanti di GM ed i paesi interessati dalla possibile chiusura degli stabilimenti della società, la Commissione ha, infatti voluto avviare e coordinare in modo diretto uno scambio di informazioni e di opinioni, al fine di evitare l’adozione di misure unilaterali da parte degli Stati membri. L’Europa offre anche delle opportunità che devono essere colte dagli Stati membri. Ad esempio, la Commissione europea ha adottato in dicembre scorso un Quadro temporaneo di regole sugli aiuti di Stato per far fronte alla crisi, comprensivo di un cosiddetto “super de minimis” di 500.000 euro per impresa, ma mentre alcuni Stati membri come la Germania e la Francia hanno già recepito queste opportunità, altri tra i quali (ad oggi) l’Italia devono ancora farlo. A livello internazionale, solo la conclusione del ciclo dei negoziati commerciali multilaterali di Doha costituisce una risposta efficace contro il protezionismo. In questo contesto, l’impegno dell’UE deve mirare al raggiungimento in tempi rapidi di un accordo equilibrato, nonché allo svolgimento di una costante attività di monitoraggio e sorveglianza diretta ad impedire violazioni delle regole OMC o di altri accordi commerciali. Solo un OMC più forte e credibile sarà, infatti, in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella prevenzione di politiche protezionistiche e nel rilancio del commercio globale. L’esempio delle recenti controversie legate alle annunciate misure USA “Buy American” mostrano, ancora una volta, l’esigenza di un approccio coordinato, sia a livello europeo che internazionale, per combattere contro i rischi di un ritorno al protezionismo. Peraltro l’Europa non deve esitare a portare avanti con decisione i suoi strumenti di difesa commerciale, come l’antidumping, per reagire prontamente a tentativi di distorsione degli scambi internazionali. Dunque, l’uscita dalla crisi, l’esito positivo della lotta contro la recessione, passano necessariamente attraverso una chiara difesa dei principi sui quali si fonda il progetto europeo ed una sua riaffermazione. La situazione eccezionale nella quale ci troviamo deve, pertanto, trasformarsi in un’occasione per rinvigorire la funzione ed il ruolo dell’Unione europea, per affermare la necessità di un’Europa forte e determinata, quale unico mezzo per assicurare e difendere un mercato libero e concorrenziale e per favorire la ripresa economica sul piano interno e su quello globale.