Una recente indagine che la Commissione europea ha condotto su un campione di oltre quattrocento imprese rappresentative dei più importanti settori industriali in merito alle loro intenzioni sugli investimenti in ricerca e sviluppoha rivelato che nei prossimi tre anni le imprese prevedono di incrementare i loro investimenti complessivi di circa il 5% l’anno.
L’indagine conferma l’idea che le imprese preferiscono svolgere le loro attività di ricerca e sviluppo nel loro paese di origine ed è questo il motivo per cui i paesi in cui si svolgono più tali attività continuano ad essere la Germania, il Regno Unito e la Francia.
All’esterno dell’Unione europea, gli Stati Uniti rimangono il paese più interessante in cui svolgere attività di R&S, seguiti dalla Cina e dall'India.
Dall’indagine risulta inoltre che, a livello mondiale, i fattori che determinano la scelta della localizzazione delle attività di ricerca e sviluppo sono l’accesso ai mercati e la disponibilità di ricercatori qualificati.
I costi salariali dei ricercatori, sebbene menzionati come un elemento importante, sembrano avere una scarsa incidenza su queste decisioni.
Le imprese che hanno partecipato all’indagine affidano a terzi circa il 18% delle loro attività di ricerca e sviluppo. Circa i due terzi di tali attività sono assegnati ad altre imprese e un terzo ad organismi pubblici di ricerca.
I settori che esternalizzano maggiormente le proprie attività di ricerca e sviluppo sono il settore farmaceutico e quello delle biotecnologie (25%), mentre quello che esternalizza di meno è il settore hardware delle TI (5%). http://iri.jrc.es/do/home/portal/listficheros
La Commissione ha inviato un parere motivato all'Italia per la mancata adozione delle misure necessarie a dare esecuzione ad una sentenza del dicembre 2003 (causa C-129/00) con cui la Corte di giustizia delle Comunità europee aveva giudicato incompatibili con il diritto comunitario alcuni aspetti della legislazione italiana relativi al rimborso di tributi indebitamente pagati.
Secondo la Corte di giustizia, il regime di rimborso dei tributi indebitamente pagati in Italia è stato interpretato ed applicato in sede amministrativa e da una parte significativa degli organi giurisdizionali in modo tale da rendere eccessivamente difficile per il contribuente l'esercizio del diritto al rimborso di tributi riscossi in violazione di norme comunitarie.
Dato che l'Italia non ha adottato misure legislative per dare esecuzione alla sentenza e porre fine alla violazione del diritto comunitario, la Commissione ha deciso di inviare alle autorità italiane una lettera di messa in mora e, successivamente, un parere motivato ai sensi dell'articolo 228 del trattato CE.
L’art.228 prevede infatti che qualora la Corte di giustizia riconosca che uno Stato membro ha mancato agli obblighi ad esso incombenti in virtù del diritto comunitario, quest’ultimo é tenuto a prendere i provvedimenti necessari a dare esecuzione alla sentenza. In caso contrario la Commissione può formulare un parere motivato precisando i punti sui quali lo Stato non si è conformato alla sentenza e, in caso di mancata adozione dei provvedimenti richiesti entro il termine fissato, adire nuovamente la Corte.
La Corte di giustizia, qualora riconosca che lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza da essa pronunciata, può comminargli il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.