PER LE IMPRESE - Energia
Biomasse, il petrolio pulito delle nostre foreste

Con i residui delle lavorazioni forestali si potrebbero riscaldare le case di 400mila toscani; intanto Pomino sarà il primo paese che si scalderà col cippato. Al meeting di San Rossore (20 e 21 luglio 2006) il tema sarà sviluppato da esperti e amministratori.

Sapevate che ci sono pozzi di petrolio tra le nostre foreste, in mezzo ai filari di viti e di olivi? Non serve scavare. Basta raccogliere ciò che i nostri boschi scartano. E il bello è che quel petrolio non inquina, non alimenta l’effetto serra, non fa male alla salute. Petrolio pulito: così potremmo definire le biomasse vegetali: si tratta di residui della lavorazioni forestali e agricole di cui la Toscana è fornitissima tanto che potrebbero alimentare le case di almeno 400mila toscani, e che, già nei prossimi anni, riscalderanno interi paesi (il primo sarò Pomino nella montagna fiorentina). Quello delle biomasse è uno dei capitoli più interessanti che si apriranno al meeting di San Rossore in quest’edizione dedicata all’energia: lo svilupperanno, nel corso della due giorni, l’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni, l’amministratrice Arsia Maria Grazia Mammuccini, e ancora Cristiane Egger dell’Agenzia per energia dell’Alta Austria (l’Austria è uno dei Paesi più evoluti in questo settore), e la ricercatice Silvia Maltagliati.
Tra tutte le fonti energetiche rinnovabili, le biomasse partono da un principio antico come l’uomo: quello che con la legna si può produrre energia termica. La novità sta negli impianti di teleriscaldamento: il legno che utilizzano, dopo essere stato triturato in scaglie (l’inglese chips diviene l’italiano cippato), viene immesso in una caldaia in grado di modularne tempi, modi e quantità di immissione; e così le chips possono essere utilizzate come gli altri combustibili. L’interesse della Toscana per questo tipo di energia sta tutto nella sua vocazione forestale e agricola visto che per realizzare il cippato si utilizzano sia gli scarti della produzione forestale (interventi selvicolturali, diradamenti, ecc.) che di quella agricola (le potature di frutteti, di viti e di olivi). E la Toscana è, in entrambi i casi, ben fornita: basti pensare che circa metà del territorio regionale è boscato, e che quasi 180mila ettari del territorio ospitano colture. Attualmente la quantità di biomassa legnosa che potrebbe essere destinata a uso energetico senza impoverire le nostre foreste supera il milione di tonnellate annue. Ci sono poi i vantaggi ambientali (l’emissione di anidride carbonica è 25 volte inferiore rispetto a un impianto a gasolio), e economici (50 per cento in meno di costi rispetto a chi usa gasolio o Gpl e a parità di rendimento).
L’occasione è importante e la Toscana si sta impegnando per coglierla. La Regione, attraverso la sua agenzia agricola (l’Arsia) ha investito fortemente dal 2000 a oggi per studiare e sperimentare la potenzialità energetica delle biomasse. Nel 2004 è stato inaugurato il primo impianto sperimentale a Rincine di Rufina (Firenze), più di recente è toccato a Fivizzano (Massa Carrara), Loro Ciuffenna (Arezzo) e Camporgiano (Lucca) e presto arriveranno altri impianti nel senese (Monticiano e Casole d’Elsa), nell’aretino (Loro Ciuffenna e Cetica), nella montagna pistoiese (San Marcello) e in quella fiorentina (Tavarnelle e Pomino). Si tratta di centrali che serviranno a riscaldare locali pubblici, sale conferenze, piccoli nuclei abitati, scuole. A questi poi, si vanno aggiungendo altri cento impianti questa volta privati, che hanno però fruito di un aiuto pubblico. Ma la Regione lavora per allargare ancora l’utilizzo di questi impianti: nei giorni scorsi il consiglio regionale ha approvato una dotazione di 4 milioni di euro destinati a soggetti pubblici che realizzeranno impianti a biomasse. E nel piano di sviluppo rurale, in fase di approvazione, saranno previsti contributi per la realizzazione di impianti di teleriscaldamento a cippato rivolti a soggetti pubblici. La prospettiva è quella di vedere un numero sempre maggiore di aziende, edifici, interi centri rurali riscaldati a biomasse.

luglio 2006




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